Il 2 settembre 2026 la commissione Occupazione e affari sociali (EMPL) del Parlamento europeo ha approvato una relazione che chiede alla Commissione europea una direttiva sui rischi psicosociali, lo stress e la salute mentale sul lavoro. È un passaggio politico rilevante, ma va letto per quello che è: una richiesta, non una legge. Nessun nuovo obbligo è in vigore e nessun testo di direttiva è stato ancora proposto. Per una PMI italiana la notizia è l'occasione per una domanda più immediata: la valutazione dello stress lavoro-correlato, che la legge italiana impone da anni, in azienda è fatta davvero e regge un controllo?
📌 Punti Chiave
- Il voto: il 2 settembre 2026 la commissione EMPL ha approvato con 41 voti favorevoli, 12 contrari e 4 astensioni una relazione d'iniziativa legislativa sui rischi psicosociali (relatrice Estelle Ceulemans, S&D).
- Non è legge: la relazione deve passare in plenaria, prevista a ottobre; poi spetta alla Commissione decidere se proporre una direttiva.
- In Italia l'obbligo c'è già: l'art. 28 del D.Lgs. 81/08 impone di valutare anche i rischi da stress lavoro-correlato e di riportarli nel DVR.
- Le richieste europee: valutazione periodica dei rischi psicosociali, piani d'azione, politiche contro violenza e molestie, piani di rientro al lavoro, riconoscimento come malattia professionale.
- Cosa fare: verificare che la valutazione dello stress sia aggiornata, documentata e coerente con l'organizzazione attuale.
Cosa ha votato la commissione EMPL
La commissione EMPL ha approvato la relazione d'iniziativa legislativa sui rischi psicosociali, lo stress e la salute mentale sul lavoro, con relatrice l'eurodeputata belga Estelle Ceulemans. Il risultato, riportato da Agence Europe, è di 41 voti favorevoli, 12 contrari e 4 astensioni. Nel comunicato del gruppo S&D la relatrice spiega che il testo chiede alla Commissione europea una proposta legislativa per colmare i vuoti normativi su burnout, depressione, stress e molestie.
Le richieste principali
Secondo le ricostruzioni di Agence Europe e di EU Perspectives, la relazione chiede tra l'altro:
- valutazioni regolari dei rischi psicosociali da parte dei datori di lavoro, con piani d'azione per ridurre i fattori di stress;
- una valutazione dei rischi psicosociali prima di introdurre sistemi di monitoraggio o di decisione automatizzata basati sull'intelligenza artificiale;
- politiche per prevenire e contrastare violenza, molestie, bullismo e discriminazione;
- piani individuali di rientro per i lavoratori assenti;
- il riconoscimento del burnout come malattia professionale e una presunzione di origine lavorativa del danno, salvo prova contraria del datore di lavoro.
I prossimi passaggi: cosa può succedere e cosa no
Il percorso è lungo e ogni tappa può cambiare il contenuto.
- Plenaria. La relazione deve essere votata dall'intero Parlamento: il voto è atteso nella sessione di ottobre 2026.
- Risposta della Commissione. Il Parlamento non ha il potere di proporre leggi: con l'art. 225 del Trattato sul funzionamento dell'UE può chiedere alla Commissione di presentare una proposta. Se la Commissione non la presenta, deve motivarlo. Secondo l'accordo quadro tra le due istituzioni, la risposta arriva entro tre mesi dall'adozione della richiesta.
- Eventuale proposta e negoziato. Se la Commissione presenta una direttiva, il testo va discusso e approvato da Parlamento e Consiglio.
- Recepimento. Una direttiva approvata deve poi essere recepita nella legge italiana, di solito con un periodo di alcuni anni.
In concreto, per le aziende non cambia nulla nel breve periodo. Il gruppo S&D collega la richiesta al Quality Jobs Act annunciato dalla Presidente della Commissione: è una delle sedi in cui il tema potrebbe essere ripreso, ma anche questo è da verificare quando la Commissione presenterà i propri testi.
Cosa impone già oggi il D.Lgs. 81/08
Chi pensa che i rischi psicosociali siano un tema futuro rischia di sottovalutare un obbligo in vigore. L'art. 28, comma 1 del D.Lgs. 81/08 stabilisce che la valutazione deve riguardare tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, compresi quelli collegati allo stress lavoro-correlato, secondo i contenuti dell'Accordo europeo dell'8 ottobre 2004. Il comma 1-bis rinvia alle indicazioni elaborate dalla Commissione consultiva permanente, diffuse dal Ministero del Lavoro con la lettera circolare del 18 novembre 2010.
Come si fa la valutazione
Le indicazioni ministeriali prevedono un percorso in due fasi:
- valutazione preliminare, obbligatoria per tutte le aziende, basata su indicatori oggettivi e verificabili raggruppati in tre famiglie: eventi sentinella (ad esempio infortuni, assenze, turnover, segnalazioni del medico competente), fattori di contenuto del lavoro (carichi e ritmi, orari e turni, ambiente e attrezzature) e fattori di contesto (ruolo, autonomia decisionale, rapporti interpersonali, comunicazione). Va condotta per gruppi omogenei di lavoratori e prevede di sentire i lavoratori o l'RLS;
- valutazione approfondita, da attivare se gli interventi correttivi adottati dopo la fase preliminare non risultano efficaci, con strumenti come questionari, focus group o interviste.
L'esito va riportato nel DVR, che secondo l'art. 29, comma 3 deve essere rielaborato in caso di modifiche significative dell'organizzazione del lavoro. Una riorganizzazione dei turni, un cambio di ritmi produttivi o l'introduzione di nuovi strumenti di controllo del lavoro sono situazioni in cui riaprire anche la parte sullo stress.
Violenza e molestie
Anche sul fronte delle molestie l'Italia ha già un riferimento: con la Legge 15 gennaio 2021, n. 4 ha ratificato la Convenzione ILO n. 190 sull'eliminazione della violenza e delle molestie nel mondo del lavoro. Una futura direttiva europea potrebbe rendere più dettagliati gli obblighi organizzativi in questo ambito.
Cosa potrebbe cambiare per le imprese
Se la richiesta della commissione EMPL, una volta votata in plenaria, si tradurrà in una direttiva, i cambiamenti per le aziende italiane dipenderanno dal testo finale. Sulla base delle richieste votate in commissione, le aree più esposte sarebbero:
- periodicità della valutazione: oggi la legge italiana impone l'aggiornamento al verificarsi di determinate condizioni; una norma europea potrebbe chiedere valutazioni a cadenza regolare;
- piani d'azione documentati con misure e tempi, non solo l'esito della valutazione;
- strumenti digitali e IA usati per organizzare o controllare il lavoro, da valutare anche sotto il profilo psicosociale;
- rientro al lavoro dopo lunghe assenze, con piani individuali;
- malattie professionali: il riconoscimento di patologie legate allo stress, con possibili effetti anche sul contenzioso.
Sono ipotesi, non obblighi. Ma indicano la direzione: la valutazione dello stress tende a diventare una gestione continua e documentata, non un adempimento da chiudere una volta.
Cosa fare adesso in azienda
Senza attendere Bruxelles, alcune verifiche hanno senso già oggi perché rispondono a obblighi in vigore:
- controllate la data dell'ultima valutazione dello stress lavoro-correlato e se da allora l'organizzazione è cambiata;
- verificate che gli indicatori usati siano dati reali dell'azienda (assenze, turnover, infortuni, segnalazioni) e non valori generici;
- assicuratevi che i gruppi omogenei corrispondano ai reparti e alle mansioni di oggi;
- documentate il coinvolgimento dei lavoratori o dell'RLS e il contributo del medico competente;
- se avete attivato interventi correttivi, verificate se hanno funzionato: in caso contrario, la legge già oggi prevede di passare alla valutazione approfondita.
Domande frequenti
No. Il 2 settembre 2026 la commissione EMPL del Parlamento europeo ha approvato una relazione che chiede alla Commissione di proporla. La relazione deve ancora passare in plenaria e la decisione di presentare una proposta spetta alla Commissione europea.
Sì, per tutti i datori di lavoro. L'art. 28 del D.Lgs. 81/08 include espressamente i rischi da stress lavoro-correlato nella valutazione dei rischi, da svolgere secondo le indicazioni della Commissione consultiva diffuse con la lettera circolare del Ministero del Lavoro del 18 novembre 2010.
Non è possibile indicare una data. Dopo il voto in plenaria, atteso a ottobre 2026, la Commissione deve rispondere; un'eventuale direttiva andrebbe poi approvata da Parlamento e Consiglio e recepita in Italia. Nel breve periodo restano validi gli obblighi attuali.
Il riconoscimento del burnout come malattia professionale è una delle richieste della relazione votata in commissione EMPL. Non è una norma europea in vigore: dipenderà dall'eventuale proposta della Commissione e dal suo iter.
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